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Considerazioni sulla Climatologia Dinamica

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Scritto da Matteo de Albentiis mercoledì 28 set 2005

Un taglio netto con tutte le concezioni "biocentriche" si ha con lo sviluppo della climatologia dinamica. Le basi di questa branca della climatologia sono state gettate dai climatologi scandinavi (Bergeron, Richtlinien einer dynamische Klimatologie), i quali hanno definito il clima di una data località mediante lo studio statistico delle situazioni meteorologiche interessanti quella data località e l'analisi dinamica dei loro processi evolutivi.
Il Dinies nel 1932 studiò il clima di Francoforte sul Meno non sulla base dei valori medi delle temperature e delle precipitazioni, ma in base alla frequenza relativa e alla successione caratteristica delle masse d'aria che durante un certo periodo avevano interessato quella città.

 

Importante è il contributo di Alissov, che in un suo ben noto manuale di climatologia ha affrontato il problema della suddivisione del territorio russo in zone climatiche sulla base delle caratteristiche delle masse d'aria, di cui in particolare ha studiato le zone di origine e le trasformazioni che esse subiscono negli spostamenti da un'area all'altra.

Schema della distribuzione delle principali masse d'aria che interessano il Mediterraneo, classificate in base alla loro area di origine. Nelle sigle, le seconde parole, continentale o marittimo, danno un' indicazione sul contenuto di umidità di tali masse, mentre le prime parole, ne indicano le condizioni di temperatura (Artica; Polare; Tropicale):

Inoltre, questa è la classificazione genetica dei climi secondo B.P.Alissov:

1. Zona dell'aria equatoriale.
In questa fascia l'umidità è costante, con abbondanti piogge di origine convettiva e senza alcuna differenza tra le aree marittime e quelle continentali.

2. Zona subequatoriale o del monsone equatoriale.
Vi è già un contrasto stagionale per quel che riguarda l'umidità e le piogge: questa zona durante l'estate è invasa dall'aria equatoriale umida, mentre d'inverno subisce l'influenza dell'aria tropicale asciutta portata dagli alisei.

3. Zona dell'aria tropicale.
Quest'aria è calda e stabilmente secca nell'interno dei continenti (Africa e Asia occidentale) ma è umida nelle zone di dominio degli alisei e dei cicloni tropicali (America centrale).

4. Zona dell'aria subtropicale.
L'alternanza stagionale è ormai marcata non solo nell'umidità ma anche nella temperatura. Questa zona infatti si trova d'estate sotto l'influenza dell'anticiclone tropicale (aria asciutta) mentre in inverno e in primavera è interessata dai fronti polari che portano nuvolosità variabile e precipitazioni. Vi si distingue il tipo delle coste occidentali, con estate asciutta e inverno mite e umido, e il tipo delle coste orientali, con estate calda e umida, inverno asciutto e moderatamente freddo.

5. Zona delle masse d'aria delle medie latitudini.
I contrasti stagionali sono molto forti, data l'alternanza di masse d'aria tropicale in estate e intermedia ed artica (o antartica) in inverno. Sono pure forti i contrasti tra il tipo oceanico e quello continentale e fra le coste occidentali e quelle orientali. Vi è già la possibilità, quasi ovunque in inverno, di una copertura nevosa, la cui durata aumenta dalla costa occidentale verso l'interno dei continenti.

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