La neve al suolo: processi di metamorfismo del manto nevoso |
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Scritto da Matteo de Albentiis
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martedì 08 mar 2005 |
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Appena raggiunto il suolo, la neve accumulandosi genera il manto nevoso che con il tempo, subisce varie trasformazioni fisiche dovute soprattutto a parametri come temperatura ed umidità dell'aria, radiazione solare e vento. Queste trasformazioni sui fiocchi di neve posati l'uno sull'altro è chiamato metamorfismo nevoso e può essere sintetizzato in 4 tipi prevalenti.
- METAMORFISMO DI ISOTERMIA (distruttivo):
Assestamento dello strato di neve fresca depositata, con riduzione di spessore a seguito del processo di avvicinamento dei cristalli. L'aria negli interstizi, a causa del riscaldamento e del raffreddamento dovuto all'inversione termica durante la giornata, provoca un processo per cui i cristalli assumono una forma sempre più tondeggiante. - METAMORFISMO DI GRADIENTE (costruttivo):
Finita l'isotermia, con cristalli tondegginti e senza una elevata percentuale di aria si può instaurare un gradiente termico verticale (maggiore temperatura negli strati bassi del manto nevoso). La temperatura di superficie molto fredda rispetto a quella in fondo, innesca una corrente d'aria ascendente che provoca un accrescimento dei cristalli. Le elevate temperature primaverili provocano la fusione del manto nevoso, per cui gli interstizi vengono invasi da acqua allo stato liquido. Questo può avvenire anche dopo piogge o forti venti meridionali (sciroccate). La maggior compattazione trasforma il manto nevoso in FIRN con peso specifico compreso tra i 0,6 ed i 0,8 g/cm3. Questa trasformazione da luogo a ghiaccio di ghiacciaio. - METAMORFISMO DI SINTERIZZAZIONE (calotte polari):
I singoli cristalli si saldano tra loro senza fondere mediante fenomeni di strofinamento e modellamento da parte del vento. Ha bisogno di tempi molto lunghi e temperature costantemente sotti gli 0°C. |