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Copyright 1998 © Enrico Rovelli - Sito Internet E' disponibile un vasto repertorio iconografico che testimonia il mutare del Calderone dal 1860 ad oggi. Il campione presentato è solamente una parte del materiale posseduto dallo scrivente. Le immagini sono state divise per periodo storico:
E' questo il periodo di max sviluppo storico del Calderone. Infatti, come si può ben osservare dalla prima immagine, risalente al 1870 ca., si apprezza il notevole sviluppo in potenza del ghiacciaio, che raggiungeva i "terrazzoni" della Vetta Centrale ed il margine esterno della grande morena centrale. 
Il Calderone nel luglio del 1892 ed il 23 settembre 1886, nel giorno dell'inaugurazione del Rifugio Garibaldi Ancora nel 1887 (III foto), il Calderone si affacciava sul versante meridionale del Corno Grande, attraverso la Forchetta omonima, raggiungibile interamente su neve e ghiaccio ed ora distante quasi cento metri dal fondo detritico del circo del Calderone.  Il Calderone in regresso nell'agosto del 1887 e fortemente innevato nell'agosto del 1892 Durante il decennio 1880-1890 il Calderone entra in una fase di netto regresso, manifestato dalla forte concavità del ghiacciaio e dalla frequente assenza di copertura nevosa sin dall'inizio della stagione estiva. Successivamente, dopo il 1890, nuove annate nevose permettono al ghiacciaio di recuperare almeno un decina di metri di spessore, come ben si evidenzia nelle due immagini del 1892. In questo periodo il ghiacciaio del Calderone mantenne un aspetto abbastanza uniforme poichè le condizioni climatiche, a fasi alterne, determinarono una sostanziale stazionarietà del ghiacciaio, il quale, nel 1912, manteneva quasi le stesse dimensioni del 1892. L'ultimo decennio dell'Ottocento fu caratterizzato da un costante forte innevamento estivo. Questo ventennio è stato caratterizzato da una alternanza di fasi climatiche; complessivamente il quindicennio 1916-1931 è stato favorevole allo sviluppo del ghiacciaio il quale, intorno al 1929, presenta ancora un aspetto suggestivo e potente, con numerosi crepacci e ricca zonatura. A partire 1934 la situazione volgerà al peggio; infatti annate calde e siccitose caratterizzeranno i successivi venti anni, determinando un generale regresso della massa glaciale e dei numerosi nevai persistenti del massiccio del Gran Sasso. 1935-1960  Il Calderone in regresso nel giugno 1935 e l'ultima annata veramente positiva del Calderone (forma convessa), il 1940  Deciso regresso nel 1949 e veduta della morena nel 1951  Nel 1954 il volume si è quasi dimezzato (rispetto al 1940) e situazione nel Giugno del 1958 1961-1984 Dopo la fase di progresso culminata nel 1963, il Calderone inizia a perdere terreno fino al 1967, anno in cui l'aspetto del ghiacciaio è sensibilmente mutato. Fa la sua ricomparsa il laghetto "Sofia". Da questo periodo in poi il ghiacciaio tenderà ad "appoggiarsi" sul suo lato destro, esattamente il contrario di quanto accadeva nei periodi di maggiore sviluppo, denotando un cambiamento di alimentazione e, conseguentemente, di condizioni climatiche prevalenti. Nel 1985 il Calderone entra in una fase di accentuato regresso che perdura tuttora, inarrestabile. Gli inverni si fanno più secchi e ventosi e la neve stenta ad accumularsi nell'alto bacino di raccolta del ghiacciaio. La sua superficie, a settembre, è sempre sgombra di neve residua e si fa strada una strozzatura che dividerà il ghiacciaio in due tronchi nella seconda metà degli anni '90. Il Calderone nel settembre del 1992 ed in un collage di foto fatte nel 1994 Infine, alla fine del millennio, il Calderone è ridotto a placche di ghiaccio sepolte sotto una potente coltre di detriti. |